La storia del sigaro è praticamente la storia del nuovo
mondo.
Partiamo dal mitico Anno Domini 1492, meglio ancora, dal
primo viaggio di Cristoforo Colombo alla volta delle americhe.
I nativi infatti erano abituati a bruciare (fumare) dei rotoli
di foglie inserite in tubi di legno forati, inalandoli dalle narici.
Questa usanza era solita non solo nella piccola isola di San Salvador
(Bahamas) dove Colombo approdò in quel fatidico 12 ottobre,
ma un po' in tutta l'area sudamericana. Alcuni giorni dopo il 12
ottobre, salpate le ancore, ecco che il navigatore si imbattè in
una costa molto più estesa, tanto da crederla un continente,
il famoso Cipango (arcipelago del Giappone) o addirittura il favoloso
Katai. Era invece arrivato al largo della costa nord-orientale di
Cuba. Mandò alcuni suoi collaboratori all'interno, in esplorazione,
ed anche in questo caso i suoi uomini, al ritorno, riferirono di
questa usanza da parte degli indigeni, dell'uso del tubo marrone
che emetteva fumo e produceva ceneri e zampilli incandescenti,
che serviva loro per entrare in contatto con il mondo del l'occulto.
Le foglie del tabacco furono donate a Cristoforo Colombo in segno
di pace da parte dei Cacique (capi delle tribù). Inutile
ricordare che il genovese cercava l'oro e non lo trovò.
Tornato in Spagna, suo malgrado senza le immense ricchezze ricercate,
raccontò assieme
ai suoi marinai, degli strani usi a cui erano dediti gli indigeni
con quelle foglie secche e poi bruciate..